Avevo capito che rinunciare a se stessi, non amarsi è come sbagliare a chiudere il primo bottone della camicia. Tutti gli altri poi sono sbagliati di conseguenza. Amarsi è l'unica certezza per riuscire ad amare davvero gli altri.
Fabio Volo dal libro "È una vita che ti aspetto"




martedì 2 giugno 2020

Tranquilli! Stavolta non è morto nessuno. Avevo solo voglia di stare un po’ con voi. Passano gli anni ma questo blog resta il mio approdo sicuro, la mia casa, la mia creatura. Non mi ha mai deluso o fatto sentire sola, inadeguata. Da sempre ho cercato il cambiamento. Ogni mia forza l’ho veicolata per fare in modo che servisse a cambiare qualcosa. Anche cambiamenti piccoli, impercettibili. Questa mattina mi sono svegliata cambiata. Non ci ho messo nessuna energia ma è successo. Non so spiegarmi in cosa esattamente consista questo cambiamento. Ieri sera ero stralunata. Giornata strana, nemmeno da dimenticare. E voi? Che giornate avete avuto? Che giornate vi aspettate ancora? Sognate estati, autunni, cieli stellati? Che bello sarebbe avere quello che ci si aspetta. Io mi aspetto oblio, dimenticanza. Voglio diventare parsimoniosa, donare poche energie. Imparare davvero, con la testa, a stare nel qui ed ora. E’ un bell’esercizio. Lo pratico da una vita ma, forse, la vita mi è venuta un po’ confusa. Ora mi viene da ridere. Ogni situazione ha qualcosa di comico. A volte anche di tragico. Ho scritto queste righe e mi sono rasserenata. Ho visto chiaramente quello che mi serviva vedere. Obiettivo massimo fino al prossimo sussulto : dimenticare. Possibilmente, rinnegare, annientare, proseguire. Riacquistare.

venerdì 12 luglio 2019

Vabbè...

Il mio Papà mi manca. Mi manca quel suo "vabbè". Mi mancano i suoi guai, il suo essere semplice e buono con tutti. Non l'ho sempre capito, il mio Papà. Però gli ho voluto bene. Gli ho voluto bene quando giaceva nel letto, facendoci credere di non sapere che non ce l'averebbe fatta. Gli ho voluto bene quando, sconsolato, sentiva che la vita e le forze lo abbandonavano. Ma non si arrendeva. Il mio Papà era un leone, ha combattuto fino alla fine. Ha sperato, contro ogni evidenza, di farcela. Si è rimesso in piedi, quando lo davano per spacciato. Ci ha regalato la possibilità di stargli vicino, sapendo, fino alla fine. Un regalo prezioso. Il mio Papà mi manca. E così sarà per sempre. Il mio Papà è andato via, mentre gli parlavo. Mentre gli tenevo la mano e gli dicevo che poteva andare, che è stato un bravo Papà. Il mio Papà mi ha regalato la sua ultima lacrima ed è andato via. Nel per sempre. Dove ci si aspetta senza vedersi.

lunedì 9 aprile 2018

Quando si va via dalla vita di una persona, bisognerebbe accertarsi di aver lasciato tutto in ordine, prima di chiuderci la porta alle spalle.
Bisognerebbe avere la stessa cura che abbiamo usato  nell'entrarvi.
E dunque, sarebbe buona cosa guardarla negli occhi e raccontarle di noi, di cosa non capiamo, di cosa ci chiama lontano da li.
Di cosa non troviamo più.
O semplicemente di cosa credevamo di aver trovato.
Dovremmo raccontarle di lei.
Di cosa abbiamo amato, di cosa è cambiato, di cosa non ha compreso di noi.
Dovremmo chiederle come sta, cosa pensa, quanto male fa.
Ecco, quanto male fa. 
Quanto male le stiamo causando .
E poi abbracciarla e farle sentire che il suo amore non è  stato sprecato, non è stato gettato via.
Quando ce ne andiamo dalla vita di una persona, dovremmo avere le mani pulite .
Dovremmo chiedere scusa, come quando il giorno che siamo entrati avremmo dovuto chiedere permesso. 
Avremmo dovuto, ho detto.

Paola Delton

lunedì 1 gennaio 2018

2018, nonostante tutto

Alla fine, questo 2017, non mi è dispiaciuto. Se mi guardo indietro, mi sembra che un carrarmato mi sia passato sopra. Mai un momento per tirare il fiato. Gli anni precedenti una fatica dopo l'altra. Eppure mi scopro a considerare che, dopotutto, non è stato il male che sembrava. Ogni cosa brutta mi ha portato qualcosa di buono. Ancora più ho imparato che non bisogna mai mollare. Che la disperazione ci serve per farci apprezzare i piccoli traguardi. Che tutto finisce ma niente finisce senza averci lasciato un insegnamento. Ho incontrato persone che hanno notevolmente migliorato la qualità della mia vita. Ho lasciato andare persone che tenevo solo nei ricordi. Ho rivalutato alcune cose che avevo lasciato ad agonizzare. Grazie 2017! Mi hai regalato il cambiamento. Mi hai fortificato. Sento di avere vinto. Per il 2018 non spero niente. Basta saper guardare e c'è tutto quello che ci serve. A chi ha letto fino in fondo, auguro di non mollare mai. Di non sentirsi solo. Di sapere che, sempre, c'è una soluzione. Siate flessibili. Siate gioiosi nei cuori. Siate gentili ed accoglienti. Ridete. Ridete sempre. Anche quando sarete i soli a farlo. Buona fine. Buon inizio ma, soprattutto, buona resistenza! 🎉❤️ come tutti gli anni, condivido con voi le mie riflessioni. Spero siano utili spunti per qualcuno o, semplicemente, qualcosa da leggere e dimenticare. Vi voglio bene. Anche da qui

giovedì 16 novembre 2017

Speng i llait

Come cambia la prospettiva. Stanca e leggermente scoglionata "scendo" il cane. Arrivo sotto ad un lampione, un lampione in una fila di tanti altri lampioni uguali, accesi. E, proprio appena mi ci fermo sotto, tac, si spegne. Incredula guardo in alto, già con la smorfia di disappunto pronta. Alzo la testa e vedo le stelle. Sorrido. Un segno. Il buio o, meglio, la temporanea assenza di luce, serve a farci vedere meglio le stelle. In tutto il loro splendore. Grazie universo. Sai sempre come rispondere alle mie domande

mercoledì 1 novembre 2017

"Quando perdi..."

L'arte di perdere non è difficile da imparare;

così tante cose sembrano pervase dall'intenzione

di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento

delle chiavi perdute, dell'ora sprecata.

L'arte di perdere non è difficile da imparare.

Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:

luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.

Nessuna di queste cose causerà disastri.

Ho perduto l'orologio di mia madre.

E guarda! L'ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.

L'arte di perdere non è difficile da imparare.

Ho perso due città, proprio graziose.

E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.

Mi mancano, ma non è stato un disastro.

Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. È evidente,

l'arte di perdere non è difficile da imparare,

benché possa sembrare un vero (scrivilo! ) disastro.


Elizabeth Bishop

domenica 17 settembre 2017

Poesie, per non dimenticare e per non smettere di cercare

Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

Charles Bukowski