Avevo capito che rinunciare a se stessi, non amarsi è come sbagliare a chiudere il primo bottone della camicia. Tutti gli altri poi sono sbagliati di conseguenza. Amarsi è l'unica certezza per riuscire ad amare davvero gli altri.
Fabio Volo dal libro "È una vita che ti aspetto"




lunedì 13 settembre 2010

STRESS E CANCRO

Ho trovato questo interessante articolo e lo pubblico a titolo informativo. Ovviamente valgono le solite avvertenze: Solo il medico può fornire diagnosi e terapie. Evitare SEMPRE l'autocura.

Stress e ansia sono espressioni, fra loro, interconnessi. Il problema non è da poco. La nostra è una società nevrotica che si è imposta dei ritmi di vita insostenibili che, prima o poi, finiscono col provocare effetti disastrosi nella psiche e nel corpo, insomma in quell’unità indivisibile che è l’individuo. Le conseguenze della perdita di armonia di chi vive una vita troppo agitata (o al contrario totalmente rifiutata) sull’equilibrio e la salute psicofisica dell’uomo d’oggi sono sempre più dimostrate.

Sempre più frequentemente studi e ricerche comprovano collegamenti tra la psiche e le strutture profonde biologiche. Sono state verificate interazioni tra depressione e malattia tumorale, tra sofferenza emotiva e sindromi degenerative, tra ripetuti e intollerabili eventi stressanti e gravi patologie del sistema immunitario, tra protratti e dolorosi stati di grande ansietà e malattie cardiache.
L'ansia è definita dallo Zingarelli: "Stato emotivo spiacevole, accompagnato da senso di oppressione, eccitazione e timore di un male futuro, la cui caratteristica principale è la scomparsa o la notevole diminuzione del controllo volontario e razionale della personalità".
L’ansia è un particolare stato di conflittualità psicofisica. Essa è legata allo stress. Alcuni studiosi hanno identificato lo stato ansioso nella tensione dolorosa tra la parte emotiva e quella cognitiva dell’individuo.
L’ansia scatena un vero e proprio disordine psico-ormonale, che produce uno stato insostenibile di grande difficoltà adattativa, oggi sempre più presente, nell'ambiente artificiale della società industrializzata. Alti livelli d’ansia sono caratterizzati, essenzialmente, da una grande irrequietezza e da penosi sintomi.
Il manuale di classificazione dei disturbi psichici D.S.M. III li elenca:
1) dispnea;
2) palpitazioni cardiache;
3) dolori al torace;
4) sensazione di affogare o di essere soffocato;
5) sbandamenti, vertigini, o sensazione di nonstare bene in piedi;
6) sentimenti di irrealtà;
7) parestesie (formicolii alle mani e ai piedi);
8) improvvise sensazioni di caldo e di freddo;
9) sudorazione;
10) sensazione di svenimento;
11) tremori fini o a grandi scosse;
12) paura di morire, di impazzire, o di farequalcosa di incontrollato durante l’attacco.
Lo stress è la condizione nella quale un organismo si trova quando deve adattarsi a un cambiamento o a una situazione che gli viene imposta. Esso dà luogo ad una ampia serie di sintomi. Lo stress è la risposta organismica a tutta una complessità di stimoli considerati pericolosi.
Lo stress logorante porta ad una vera patologia di ansia continua, non strutturata, libera, che investe sia la mente che il corpo. Vi sono due tipi di stress. Selye uno lo giudicava positivo e vitale per la vita, che serve a "rendere la persona in grado di aumentare la capacità di comprensione e concentrazione, di decidere con grande rapidità di mettere i muscoli in condizione di muoversi subitaneamente (per attaccare, difendersi, fuggire), di avere a disposizione l’energia adatta ad agire, e così via". Lo stress continuo, cronico, è invece negativo e devastante.
Selye così definisce lo stress:
· sindrome (cioè l'insieme dei sintomi) generale di adattamento;
· sindrome dell'essere malato;
· il sale della vita;
· fattore di logorio organico;
· una reazione organica di adattamento.
Lo stress può essere determinato sia da eventi spiacevoli, sia da eventi piacevoli (vi è infatti stress nell'apprendere una bella notizia, nel rapporto sessuale, nel vincere al lotto o al totocalcio, ecc.).
Nel nostro organismo, quando si è sottoposti a uno stress intollerabile, cronico, avviene un vero e proprio sconvolgimento biochimico e muscolare. Per averne un’idea, ecco quanto scrive Vera F. Birkenbihl, che riporta quanto detto dal medico endocrinologo e biochimico F. Vester, su cosa avviene in un organismo dinanzi alla percezione di uno stress:
"...attraverso determinati percorsi cerebrali, si attiva il sistema neurovegetativo, soprattutto il simpatico e l’ipofisi. Il simpatico manda i suoi impulsi alla midolla delle surrenali, che poi secernono la catecolamina adrenalina e noradrenalina nel circolo sanguigno. L’ipofisi stessa produce un ormone (ACTH) che subito dopo attraverso il sangue arriva a sua volta alle surrenali dove, non più nella midolla ma nella corteccia, induce la secrezione di ormoni corticoidi, ad es. di idrocortisone".
Questi ormoni diffondendosi per tutto l’organismo provocano reazioni di questo tipo:
Il ritmo cardiaco accelera e la gettata cardiaca aumenta per fornire sangue alle zone necessarie per la risposta alla situazione stressante. Il sangue viene deviato dalla pelle e dagli organi interni, tranne il cuore e i polmoni, mentre al contempo viene aumentata la quantità di sangue necessaria per portare ossigeno e glucosio ai muscoli e al cervello. La frequenza del respiro aumenta per fornire l’ossigeno necessario al cuore, al cervello e ai muscoli in attività. La sudorazione aumenta per eliminare le sostanze tossiche prodotte dall’organismo e per abbassare la temperatura corporea. Le secrezioni digestive vengono drasticamente ridotte, poiché l’attività digerente non è essenziale per contrastare lo stress. La concentrazione dello zucchero nel sangue aumenta considerevolmente, a mano a mano che il fegato libera la sua riserva di glucosio nel flusso sanguigno.
Non tutto lo stress, come diceva Selye, è, tuttavia, negativo e lo stesso Schultz spiegò che "la vita richiede polarità: ... alto grado di tensione per la realtà e la combattività da una parte, profonda distensione, sgorgante dall'interno, dall'altra".>
Stress e ansia sono peculiarità della nostra società caotica. Eppure sono pochi ad immaginare la pericolosità effettiva di questi fenomeni, quando esagerati, dolorosi e cronici. L'ansia e lo stress, scriveva Luigi Oreste Speciani, derivanti come "fattori intangibili, dalla tensione comunitaria alla solitudine frustrante, dallo stress del sovraffollamento alle istanze sociali, alla delusione giornaliera della politica; ... provocano un... coinvolgimento psicosomatico intollerabile, che poi, se protratto a sufficienza, può -somatizzare- come neoplasìa"
E' risaputo, scrive Lawrence Steinmam, che "uno stress... può aggravare una malattia autoimmune influendo sull'ipotalamo e sull'ipofisi, i quali a loro volta secernono ormoni che promuovono l’infiammazione. (...) Queste scoperte possono offrire una spiegazione alla ben nota osservazione clinica che l'ansia può aggravare una malattia autoimmune".
La mente dell’uomo e il suo corpo non sono da intendersi separati, ma interferenti tra loro. Dopo le geniali intuizioni di Groddeck nel rapporto psiche-soma, la teoria dello stress distruttivo è stata illustrata, anche se in parte, da Hans Selye con i suoi studi concernenti la G.A.S. (General Adaptation Syndrome).
Seyle divideva, abbiamo visto, uno stress distruttivo da uno essenziale, che chiamava "spinta a reagire" e scrisse, a tal proposito, che "Lo stress è il sale della vita, una carica fornita non solo alla sfera fisica ma anche alla sfera psichica purché l'uomo impari a rilassarsi e ad entrare in rapporto più intimo, sereno con sé stesso e con gli altri".
Sherrington nel suo lavoro "L'attività integrata del sistema immunitario" è lo studioso che più si è avvicinato a questa simbiosi trovando nell'emozione il confine-incontro tra la psicologia e la fisiologia. Secondo molti studiosi vi è una significativa relazione fra lo stress distruttivo (che consiste in quell'aggressività notevole che non viene espressa né scaricata all'esterno) e il cancro.
Lennart Levi, nel 1972, alla fine di una complessa ricerca pubblicò i risultati ai quali era giunto. Lo studioso concludeva che nell'uomo le tensioni psicologiche sono da considerarsi le aggressioni più comuni, che si scaricano nella sfera delle emozioni e finiscono con l'alterare il sistema neurovegetativo.
Sulla relazione tra stress e cancro diversi studiosi hanno osservato interessanti nessi. Già Rigoni-Stern appurò che il carcinoma mammario si manifestava con frequenza maggiore nelle religiose. Gagnon nel 1950 arrivò alle stesse conclusioni di Rigoni-Stern. Un anno dopo Tarlau osservò un tentativo di identificazione con la figura del padre, nelle donne affette da cancro al seno.
Greer e Morris notarono che molte di queste ammalate non riuscivano a manifestare esteriormente sentimenti aggressivi. Altre erano incapaci di accettare la propria identità sociale e sessuale. Pauli e Renneker in una lunga ricerca hanno osservato una relazione significativa tra la depressione e il carcinoma mammario.
J.J. Grissom, B.J. Weiner, A. Weiner nel 1975, D. Richter nel '77, D. M. Kissen e L. G. S. Rao nel '69 hanno osservato in donne con cancro alla mammella scarse capacità di coinvolgimento emotivo. F. Beck ha trovato, tra queste malate, molti casi con gravi problemi nell'infanzia, diversi aborti e frequenti casi di morte di persone care.
Una ricerca fatta negli anni 74-75 da W. Eicher, su un centinaio di affette di cancro al seno, gli ha consentito di rilevare che una grande percentuale di queste donne aveva raccontato nell'anamnesi la morte del padre o della madre, prima del compimento del ventesimo anno. Identici risultati li ottennero Snell e Graham, D. Beck e Pauli.
Crisp, dopo molteplici studi al riguardo, affermò che il carcinoma della mammella è un: "segno di regressione del bisogno di nutrire". Le donne sole, secondo quanto osservato statisticamente da Dunn, hanno una maggiore possibilità di ammalarsi di tumore al seno. M. Wirsching (1981) ha riferito di aver elaborato e sperimentato con successo un test psicodiagnostico capace di svelare con grande anticipo il cancro.
Oreste Speciani che fu, tra l'altro, direttore scientifico della rivista "Riza Psicosomatica", ebbe ad affermare che: "muore di cancro chi vuole morire, chi è sopraffatto dall'ansia, dal dolore, dallo stress...". Il medico nel suo libro "Di cancro si vive" delinea il quadro del carattere dei soggetti più a rischio di ammalarsi di neoplasìa: tensione, perfezionismo, disturbi emotivi, tendenza a tenersi tutto dentro, incapacità di far esplodere le proprie collere, ecc.
Egli aggiunge che questo quadro del carattere "più lo stress ambientale della vita moderna, producono una situazione di squilibrio emotivo, che è prodromo non solo del cancro, ma di tutta la serie di malattie degenerative croniche, dall'ulcera gastrica all'ipertensione, alla malattia coronarica".
Speciani consigliava, per diminuire il rischio di ammalarsi seriamente, di utilizzare "tutto quel che serve ad abbassare la tensione distruttiva: dal training autogeno all'ipnosi, all'antiginnastica...".
A tal riguardo Mears comunicava nel 1982, i risultati da lui avuti dopo aver sottoposto alcuni suoi pazienti affetti da cancro ad una serie di sedute di rilassamento, durante le quali suggeriva loro di visualizzare le cellule malate che venivano aggredite e distrutte. Mears ottenne interessanti regressioni nella crescita dei tumori.
I coniugi Simonton hanno elaborato un metodo terapeutico "Educarsi a vincere il cancro e lo stress", descritto dettagliatamente nel loro libro "Star bene nuovamente". Essi insegnano la tecnica della visualizzazione delle immagini attraverso un caso di malattia cancerosa, raccontato dal protagonista: "Mi sono visualizzato su di un treno procedente verso la morte; ho fatto fermare il treno, sono sceso, salito sul treno del binario opposto, che è partito in direzione opposta, verso la salute...".
Sull'ipotesi psicosomatica del cancro il premio nobel in medicina (1963), dottor McFarlane Burnet, ha scritto: "Penso che uno dei principali equivoci del processo canceroso nasca dalla preoccupazione di tanti ricercatori di cercare e trovare cause esterne al cancro".
I contributi scientifici sull'eziologia psicosomatica dei tumori sono davvero tanti. Ricordo, tra gli altri, i lavori scientifici del russo K.P. Balitski, dell'americano B.H. Fox del Bethesda, dei Simonton, di J. Achterberg, H.J.F. Baltrusch, di M.K. Bowers, di W. Crosby, di D. Cole, di G. Machol, dei Dohrenwend, di L.L. Le Shan, di R.H. Rahe, del giapponese prof. Y. Ikemi titolare della cattedra di Psicosomatica di Kyoto, di R.S. Paffenbarger, dell'italiano O. Speciani, ecc.
Gli studi a tutt'oggi effettuati ipotizzano che il tumore è più raro tra i popoli primitivi, che sono meno sottoposti a stress ambientali, rispetto alle popolazioni più progredite e che un ruolo determinante, nell'ammalarsi o meno, lo svolge il sistema immunitario che, nell'uomo civilizzato e sottoposto agli stimoli stressanti del "disagio della civiltà", direbbe Freud, riduce la sua efficacia di azione.
In quanto al complesso rapporto mente-corpo si può affermare che, ad onor del vero, già nel 1918 il medico Georg Groddeck applicava nella cura dei suoi malati (affetti da cancro o da altre malattie), alla clinica di BadenBaden, una terapia psicologico-psicoanalitica.
Il corpo e la mente formano un'unità psico-biologica inscindibile ed è per questo che il concepire solo il soma non spiega il mistero dell'essere umano, che rimane, per l'attuale scienza medica, un enigma in quanto, nella sua complessa doppia valenza, è in realtà una mirabile sintesi di anima e materia. Groddeck intuì l'unità psicosomatica dell'individuo e che il "turbamento dell'Id" era all'origine delle malattie.
Egli scrisse a Freud, in una lettera datata 27 maggio 1917, la sua convinzione che: "...la distinzione tra anima e corpo fosse solo verbale e non sostanziale, che corpo e anima costituissero un tutto unico, e che in questa totalità stesse nascosto un Es... In altri termini, - afferma più avanti il medico - io ho rifiutato fin dall'inizio la distinzione fra disturbi fisici e disturbi psichici, tentando di curare il singolo individuo in sé, e l'Es in lui, cercando una via che porta nell'inesplorato, nell'inesplorabile.
"...L'Es ...plasma il naso e la mano dell'uomo così come ne plasma i pensieri e i sentimenti, e si esprime sotto forma di polmonite o di cancro non meno di quanto possa esprimersi in forma di nevrosi ossessiva o di isteria".
Le passioni disordinate determinano vere e proprie tempeste biochimiche, che alterano le funzioni vitali e gli stessi organi deputati alla vita. Il meccanismo psicogenetico di tutti i disordini patologici, cancro compreso, ha la sua chiave di lettura nella psiche dello stesso individuo.
In effetti è ormai noto il ruolo del cortisolo, prodotto in situazioni stressanti, che inattiva i leucociti, riduce i monociti e i polimorfonucleati. Una soppressione immunitaria era stata già dimostrata, oltre che da Selye (1979) e Golberg (1981), da Bartrop e Coll., Joasoo e Coll., Colant e gli Hellstrom.
L'ansia o la depressione, se protratte e logoranti, interferiscono nel sistema coetico-limbico-diencefalo-ipofisario scatenando disordini endocrini, che possono causare considerevoli danni all'organismo. La Rochefoucauld, sulla causa delle malattie, annotava:
"Se si esamina la natura delle malattie, si vedrà che esse traggono origine dalle passioni e dalle pene dello spirito. (...) L'ambizione ha prodotto le febbri acute e frenetiche; l'invidia ha prodotto l'itterizia e l'insonnia; dalla pigrizia derivano le malattie letargiche, le paralisi e i collassi; la collera ha generato i soffocamenti, i ribollimenti di sangue e le infiammazioni di petto; la paura, le palpitazioni e le sincopi; la vanità ha causato le follie; l'avarizia, la tigna e la rogna; la tristezza ha prodotto lo scorbuto;
"la crudeltà il mal della pietra; la calunnia la falsità hanno diffuso la rosolia, il vaiolo e la scarlattina, mentre alla gelosia si devono la cancrena, la peste e la rabbia. Le disgrazie impreviste hanno causato l'apoplessia; i processi hanno generato l'emicrania e la congestione cerebrale; i debiti la tisi; la noia del matrimonio ha prodotto la quartana, e la stanchezza degli amanti che non osano lasciarsi ha causato le vampe di calore".
Torna all'attenzione il discorso sulle energie dell'anima e sull'uomo, da considerare come integrato in una visione olistica. Sicuramente la soluzione del problema del cancro sta nella natura stessa dell'uomo, che è più complessa di quanto comunemente si creda. Oreste Speciani affermò che l'unità mente-corpo è, ancora, ben lungi dall'essere compresa nella sua reale accezione e ribadì che: "Tutte le malattie sono psicosomatiche".
Nell’attuale ricerca c’è, tuttavia, più di un segnale positivo che tiene conto di questo percorso per ogni malattia, dalla nevrosi d’organo di Deutsch (1922) agli stati di emergenza di Cannon (1934), per giungere fino alla teoria generale dei sistemi di G. Bateson, ai sistemi autopoietici di Maturana e Varela (1982) fino ad arrivare all’interazione tra s.n.c. e sistema immunitario, dimostrata da Basedovsky (1985).

Giuseppe Cosco

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