Avevo capito che rinunciare a se stessi, non amarsi è come sbagliare a chiudere il primo bottone della camicia. Tutti gli altri poi sono sbagliati di conseguenza. Amarsi è l'unica certezza per riuscire ad amare davvero gli altri.
Fabio Volo dal libro "È una vita che ti aspetto"




domenica 20 marzo 2011

"quel dolore che parte dalla mente"

PSICOSOMATICA La sfera ginecologica, legata al sesso e alla riproduzione, è carica di significati. Per questo, è importante integrare medicina e cura del profondo
Questo è un articolo molto bello e mi andava di condividerlo con voi...
 
È un medico che si fa i fatti tuoi. Che di ogni sintomo vuole sapere da dove arriva e cosa c'è dietro, oltre, intorno. Sono sempre di più i ginecologi che riconoscono la validità di un approccio globale, psicosomatico, ai disturbi femminili. "Di fronte a una paziente che soffre, lo specialista deve imparare a chiedersi qual è il significato del dolore, perché molto forti sono le valenze emotive e affettive in ambito ginecologico", spiega Emilio Piccione, ordinario di Ginecologia e ostetricia all'Università di Roma Tor Vergata e presidente della Sipgo (Società italiana per la psicosomatica in ginecologia e ostetricia). "Non a caso, spesso la donna, anche una volta "guarita", è insoddisfatta: evidentemente, oltre al desiderio di star bene, c'era un'altra richiesta sotterranea che il ginecologo non ha saputo intuire". A volte anche perché la paziente non ha il coraggio di esprimere la domanda, o addirittura perché essa rimane nella parte più profonda e inconscia della psiche. Può essere un nodo irrisolto sulla femminilità, sul rapporto con se stessa e con gli altri. "Dal 12 al 14% delle donne soffre di dolore pelvico cronico, cioè di un fastidioso e ricorrente mal di pancia. Il 25-35% delle laparoscopie, nonché il 10-15% delle isterectomie, vengono eseguite per questo motivo", continua Piccione. "Però, nella metà dei casi, i dolori sono sine causa, cioè non hanno nessuna causa organica. Ciò significa che il sintomo è un grido d'allarme, una richiesta d'aiuto di altro tipo". Che, magari, si ripete prima di ogni mestruazione, e che talora conduce a una snervante odissea di esami su esami senza che si trovi un rimedio, fino ad approdare, a volte, a soluzioni anche drastiche, come quelle chirurgiche. Soprattutto se si parla di sindrome pre-mestruale, bisognerebbe prendere in considerazione anche il contesto familiare in cui la donna è cresciuta. "L'energia del dolore può essere stata trasmessa dalla madre", afferma Stefania Piloni, ginecologa omeopata e responsabile dell'ambulatorio di Medicina naturale per la donna all'ospedale San Raffaele Resnati di Milano. "Può accadere che la paziente serbi il ricordo di una mamma che, a ogni mestruazione, si chiudeva in camera al buio, a soffrire. Allora, quella memoria può entrare a far parte dello "schema corporeo", cioè dell'immagine che la figlia ha di se stessa. E il ciclo, essere associato automaticamente al dolore". "Se il dolore è il segnale di un disagio, per guarire non basta sopprimerlo con i farmaci", continua Piloni. "Sarebbe come buttare via la lampadina quando lampeggia una luce sul cruscotto dell'auto. Per esempio, se c'è una vaginite da candida che magari si ripresenta tutti i mesi, bisogna studiare l'alimentazione e lo stile di vita della paziente. Forse la candidosi è legata a problemi intestinali dovuti a una dieta sbagliata, o a stress, o, ancora, al recente cambiamento di partner". Per i ginecologi che aderiscono a questo orientamento non esistono malattie da bollare come psicosomatiche, quasi fossero un'invenzione della paziente. Esiste invece un approccio psicosomatico, cioè un atteggiamento, un ascolto, un modo di lavorare che può essere d'aiuto per molte patologie, soprattutto se croniche e ricorrenti. "La visita psicosomatica è a 360 gradi", spiega Cristina Maggioni, ricercatrice presso la I Clinica ostetrico-ginecologica dell'Università degli Studi di Milano e docente di Psicosomatica all'Università di Parigi VII. "Alle donne che vengono da me, poniamo, per un prurito vaginale, io chiedo di raccontare il loro romanzo familiare e le loro emozioni. Certo, prescrivo anche tutti gli esami che occorrono, ma poi si va ben oltre. Per esempio, se scopro che una paziente ha il mestruo irregolare e soffre di insonnia, io non dico: l'insonnia non mi interessa, esula dal mio campo d'azione. Infatti, essa può influire sugli equilibri ormonali, determinando l'irregolarità del ciclo". È vero, d'altra parte, che non tutte le malattie devono per forza rimandare a un significato nascosto nella psiche o nella storia personale, e che molto spesso, passato il dolore passa tutto. Ma è anche vero che la sfera genitale, legata alla sessualità e alla riproduzione, è investita di un forte valore emotivo e simbolico. Questo è evidente soprattutto in alcuni momenti delicati dell'esistenza, come l'inizio della vita sessuale. "Durante l'adolescenza, si passa da una sessualità fantasticata a una sessualità vissuta", dice Raffaella Maiorino, ginecologa e docente di Endocrinologia ginecologica all'Università di Bari. "Dalla fase autoerotica si va verso la ricerca di un partner, spesso con una carica di aspettativa molto forte, che viene poi disillusa dalla realtà di un incontro tra due inesperienze. A volte, se i primi rapporti sono molto deludenti, possono subentrare disturbi di natura sessuale, come la dispareunia (dolore durante la penetrazione) o anorgasmia. Ecco perché sarebbe importante, già a scuola, fare educazione sessuale in modo completamente diverso. Non basta insegnare la fisiologia del sesso, che si trova tranquillamente sui libri. Bisognerebbe spiegare le implicazioni emotive e affettive della sessualità". In quest'ottica, diventa fondamentale anche la qualità della prima visita ginecologica: "Oltre a un metodo contraccettivo, le adolescenti vogliono essere rassicurate sulla loro femminilità e "normalità" di donne. Però quasi mai esplicitano queste domande: solo un ginecologo con una buona formazione psicologica può intuirle". Un'altra fase molto delicata è la gravidanza, non a caso, al centro dell'attenzione dei ginecologi psicosomatici. "Non basta un test positivo per fare di ogni donna una madre", osserva Maggioni. "Il percorso è diverso per ognuna. Assieme al bambino, deve "nascere" anche la mamma, il che non è sempre un'acquisizione immediata. Le visite di ostetricia psicosomatica tengono conto delle paure e dei dubbi delle donne gravide senza colpevolizzarle, ma aiutandole nel loro cammino verso un parto sereno. È anche un modo per prevenire la depressione post-partum". La fase che segue la nascita va attentamente monitorata, come evidenzia uno studio della Clinica Mangiagalli di Milano in collaborazione con l'Università Cattolica. "Da un'indagine preliminare", sostiene Maggioni, "compiuta però su poche pazienti, era emerso che ben il 40% delle puerpere aveva sintomi di Ptsd", ovvero il disturbo post-traumatico da stress. Si tratta delle conseguenze, fisiche e psicologiche, spesso abbastanza serie, di avvenimenti percepiti come rischiosi per la propria vita o quella di una persona cara. Finora la Ptsd era stata vista soprattutto su persone vittime di gravi incidenti o violenze sessuali, oppure sui reduci di guerra; oggi si scopre che anche lo stress da parto può indurla. "Adesso", prosegue Maggioni, "stiamo radunando i dati di una ricerca su mille donne, che ci darà un quadro più definito della reale percezione del parto. Alle neo-mamme sono stati proposti tre questionari - uno prima della nascita, uno subito dopo e un terzo a distanza di tre mesi - che vogliono evidenziare le sensazioni rispetto al supporto ricevuto da ospedale, famiglia e partner". Ma quali sono i sintomi della Ptsd, finora quasi mai associata alla nascita di un figlio? Secondo il DSM IV, il manuale diagnostico che è un po' la Bibbia degli psichiatri americani, sono: ipereccitabilità, insonnia, memorie intrusive riguardanti il parto e rivissute come scioccanti, comportamenti di evitamento (come cambiare discorso bruscamente se si parla di nascite), alterazioni della stato psicologico, scarso interesse per le solite cose. "È chiaro che non si tratta di quella lieve depressione post-partum che colpisce dal 50 all'80% delle donne, e che dura 24-48 ore dopo la nascita", conclude Maggioni. "La Ptsd implica la sensazione che il parto non possa essere vero, che non sia realmente successo. E anche solo il ricordo è talmente terribile che si cerca di rimuoverlo con ogni mezzo, e non si vuole dormire per non sognarlo. Ma solo se i sintomi superano i tre mesi si può parlare di Ptsd". Un ginecologo più disposto all'ascolto può risultare utile anche per le coppie che rincorrono ossessivamente un figlio. "Alcuni coniugi mi dicono: se il bambino non arriva, non avremo più nulla da dirci", racconta Mario Peroni, presidente della Scuola multidisciplinare di formazione aggiornamento e qualificazione in fisiopatologia del tratto genitale di Ascoli Piceno. "Si tratta di relazioni spesso caratterizzate da una grave ansia, in cui le donne magari non riescono più a raggiungere l'orgasmo, tutte prese dalla tensione verso la maternità. Ma non sanno che le contrazioni orgasmiche aiutano tantissimo gli spermatozoi ad arrivare all'ovocita. Per questo, a coppie così servirebbe un buon counseling". Ma quando il ginecologo ha intuito che, dietro al sintomo, si cela un "lamento interiore", come deve agire? "È difficile generalizzare: quando si parla di psicosomatica le soluzioni sono sempre altamente individualizzate", conclude Maggioni. "Il primo passo, comunque, è, come nella ginecologia tradizionale, alleviare il dolore. Poi, nei casi più problematici, ci si può rivolgere a uno psicoterapeuta, ma solo se la donna ne riconosce l'esigenza". Secondo Sylvain Mimoun, direttore dell'Unità di ricerca di ginecologia psicosomatica dell'Università di Parigi VII, struttura pioniera nel settore, le terapie possibili sono varie: sta alla sensibilità del ginecologo scegliere quella giusta, o combinarne più di una. "Tutti i farmaci che si usano in ginecologia sono molto utili", afferma nel suo Trattato di ginecologia ostetricia psicosomatica (FrancoAngeli). "Ma anche gli psicofarmaci possono aiutare a sbloccare una situazione. Poi vengono utilizzati diversi metodi psicocorporei: il rilassamento, la ginnastica dolce, la rieducazione perineale che viene praticata con l'aiuto di un kinesiterapeuta (o di un'ostetrica) per alleviare l'incontinenza post parto o le difficoltà sessuali. Infine c'è la psicoterapia, e anche qui la scelta è vasta: quella di sostegno, la terapia comportamentale, la psicanalisi". Ma il cammino può finire solo in apparenza. Perché, anche quando tutti i sintomi sono spariti, può restare un'ultima insidiosa barriera: la non voglia di guarire. Per il medico è scontato che il paziente desideri davvero tornare a sentirsi sano, ma non sempre è così: a volte la malattia è funzionale per vari motivi. Magari copre un disagio che, altrimenti, sarebbe devastante. "La guarigione non è realmente accettata come tale", spiega ancora Mimoun nel libro, "se non viene ristabilita la continuità tra il "prima" e il "dopo" la malattia. La paziente, con l'aiuto del medico, deve elaborare la guarigione, un po' come per un lutto".

di P. Tamarozzi

Inutile sottolineare che non approvo l'uso degli psicofarmaci, anche se solo il medico può prendere questa decisione e valutare se sia il caso o meno di somministrarli.
Non sono contraria in assoluto, dipende dalla patologia. Se servono a migliorare le condizioni di vita, in casi gravi e non altrimenti curabili, si possono valutare.
Luciana

Nessun commento:

Posta un commento