Avevo capito che rinunciare a se stessi, non amarsi è come sbagliare a chiudere il primo bottone della camicia. Tutti gli altri poi sono sbagliati di conseguenza. Amarsi è l'unica certezza per riuscire ad amare davvero gli altri.
Fabio Volo dal libro "È una vita che ti aspetto"




mercoledì 10 novembre 2010

La nostra colonna vertebrale

L’osso è il tessuto più compatto e rigido dell'organismo, a comporre l'apparato scheletrico, struttura portante e base essenziale della forma corporea. Oltre a costituire l'impalcatura di tutto il corpo, alla quale si attribuisce la solidità e la capacità di sopportare carichi ingenti (e non solo materiali, ma anche psicologici: «avere le spalle larghe»), l'ossatura, grazie alla sua plasticità, consente, comportandosi come un insieme di leve, il movimento e la deambulazione.
D'altra parte, l'osso «si spezza, ma non si piega». La sua scarsa flessibilità, seppure non assoluta, richiama la rigidità morale oltre che fisica, e non a caso spesso questo tratto caratteriale si riscontra nei soggetti che soffrono significativamente di disturbi alle ossa e alle articolazioni.

Da queste caratteristiche derivano i principali significati simbolici attribuiti all'osso e all'apparato scheletrico: da un lato, la rigidità è la "norma", il limite oltre al quale non è consentito andare (la statura raggiunta al momento della saldatura delle cartilagini è quella definitiva), dall'altro l'autonomia, la possibilità di muoversi nel mondo.
In molte culture l'osso viene interpretato come l'estrema concretizzazione dell'energia, non solo dell'individuo, ma anche delle forze cosmiche dalle quali è governato. Il suo biancore suggerisce del resto un rapporto con la luce, che in esso è come discesa e cristallizzata: immagine che, tra l'altro, è riscoperta, nella fisiologia, dal legame metabolico esistente tra la luce e la vitamina D, che di quella necessita per attivarsi.
La credenza che nell'osso risieda l'essenza vitale o l'anima dell'individuo e che, quindi, attraverso lo scheletro possa risorgere una nuova vita (da cui, per esempio, il culto delle ossa degli avi o il seminare ossa nel terreno per favorire il raccolto) sembra invece, sempre dal punto di vista biologico, sposarsi alla presenza, all'interno delle ossa, del midollo emopoietico, da cui derivano e vengono continuamente prodotti gli elementi del sangue, apportatori di vita. Anche il tema della crescita e della morte è richiamato dall'osso: dal teschio, minaccioso avvertimento in presenza di pericoli mortali, ai miti, che insegnano che per uscire dal grembo materno e assurgere a una vita liberamente determinata dallo spirito, sfuggendo alla morte della coscienza che seguirebbe a una prolungata dipendenza, occorre "farsi le ossa", cioè indurirsi e raggiungere la propria forma essenziale, perché può diventare adulto solo chi riesce a strutturarsi.
Lo sviluppo dello scheletro e la sua ossificazione illustrano, inoltre, perfettamente il passaggio analogo dalla vita embrionale o acquatica a quella terrestre, ricalcando il processo evolutivo che fece passare la manifestazione della vita, in tempi remotissimi della storia della terra, da un'espressione basata su organismi ancora invertebrati alle forme di vita che popolano oggi il nostro pianeta. L'ossificazione, pertanto, è analoga al passaggio dall'infanzia all'età adulta, o all'abbandono di uno stato di dipendenza verso uno di autodeterminazione e libertà. Ecco perché taluni disturbi che toccano il sistema osseo sono spesso legati all’impossibilità dell’ammalato di compiere certe scelte o abbandonare certi ambiti, operazioni necessarie alla sua evoluzione.
Per quanto riguarda la colonna vertebrale, è l’organo più impegnato del nostro fisico, che collega la parte superiore del corpo (testa) con quella inferiore (bacino). Il suo nome contiene, in quanto tale, solo una parte di verità, dato che per tutta la vita dell’individuo questa svolge più il ruolo di un arco flessibile che quello di una vera e propria colonna. Spesso la colonna vertebrale viene chiamata con un altro nome, a causa del prolungamento a spina che la caratterizza: “spina dorsale”, certamente questa fu la prima cosa che l’uomo notò della colonna vertebrale. Ad un esame esterno della colonna vertebrale, colpisce il fatto che la sua forma richiami alla memoria il serpente avvolto attorno al bastone di Esculapio, il simbolo della medicina. Anche la colonna vertebrale si attorciglia attorno alla linea immaginaria della forza di gravità mantenendo in tal modo gli esseri sollevati da terra.
In numerose culture è assimilata all'axis mundi, l'asse portante, albero o pilastro che si innalza dalla terra al cielo, a collegarli e a stabilirne l'ideale centro. E in effetti, la colonna vertebrale costituisce l'asse su cui poggia il resto del corpo, e che consente, ad esempio, la stazione eretta e il controllo neuro-muscolare di quasi tutto l'organismo attraverso il midollo spinale in essa racchiuso.
La problematica vera risiede spesso negli estremi: se la forma della spina è esageratamente a S, significa che la persona in questione ha rinunciato alla sua posizione eretta a favore della capacità di adattamento: si tratta di una persona che si prostra di fronte alla vita. Se la forma ad S è limitata, si verifica l’opposto: i soggetti procedono a testa alta senza disporre però della necessaria capacità di adattamento e senza la possibilità di ammortizzare colpi e urti. Sono persone dure (troppo poco molleggiate) e portate a ferirsi.
I disturbi alla schiena suggeriscono diversi significati simbolici a seconda della loro localizzazione e della modalità con cui si presentano. Il tratto cervicale, ad esempio, sul quale poggia la testa - il mondo dei pensieri, della volontà, della coscienza - è retto da una vertebra, l'atlante, che richiama, nel nome, il mitico titano costretto a portare il mondo sulle spalle, suggerendo un analogo sforzo di questa zona della colonna nel sopportare il peso delle responsabilità, delle decisioni razionali, della volontà cosciente.
Il buon funzionamento del tratto cervicale è importantissimo per l’intero organismo. L’eventuale squilibrio delle vertebre cervicali, dell’area muscolare del collo e la cattiva comunicazione tra il cervello ed il corpo possono dare origine a molte patologie, anche a quelle che apparentemente non hanno connessione coi problemi di cervicalgia.
Il valore simbolico del tratto cervicale sta nel suo essere un vero e proprio “crocevia” tra il capo ed il resto del corpo. Nemmeno la scienza medica può evitare di confrontarsi con questa circostanza: all’interno del collo, in pochissimo spazio, collaborano vertebre, muscoli, articolazioni e nervi. Il loro compito è di veicolare tutte le sollecitazioni e le informazioni che il corpo e la testa si scambiano a vicenda. Così, spesso i disturbi che riguardano quest’area sono legati ad un equilibrio organico che viene a mancare, anche dovute a sintomatologie come le vertigini che compaiono puntualmente.
Chi soffre di cervicale ha la spiccata tendenza ad essere razionale ed a manifestarsi sempre coi piedi per terra. Quindi, affinché la tensione dei muscoli cervicali si allenti e la morsa del dolore molli la presa, è necessario imparare “a staccarsi da terra”, cioè ad abbandonare quel senso del dovere che ci zavorra nella concretezza delle “cose da fare”. Bisogna imparare di nuovo a “volare” almeno con la fantasia, in quel regno dove non esistono le regole imposte dalla razionalità, ma soltanto la libertà di sentirsi spontanei.
E se il tratto dorsale percorre poi il torace, sede degli affetti e delle emozioni, quello lombosacrale si colloca in relazione al mondo istintuale e alle sue pulsioni. Dolori del tratto lombare e sensazione di stanchezza in questa zona si possono accostare, quindi, a una repressione della sessualità, probabilmente vissuta in modo conflittuale.
Patologie interessanti la componente nervosa della colonna vertebrale, che consente tra l'altro il controllo della mobilità degli arti inferiori, avranno invece in particolare il significato di negare quell'aggressività verso il mondo esterno sintetizzabile nel concetto di autonomia. Quando la schiena è colpita in quanto "sostegno" del corpo, potrà esprimere, viceversa, il rifiuto di quella fondamentale coerenza interiore di comportamento propria di chi «ha spina dorsale».
I dolori articolari si ripresentano più facilmente, favoriti soprattutto dal clima più umido e freddo. Una rigidità climatica che si fa sentire proprio nella parte più rigida del corpo, le ossa appunto. Per curare e rinforzare lo scheletro, nell’antichità il medico ricercava nella natura le piante che presentassero le sue stesse caratteristiche. Piante “saturnie” per eccellenza erano, ad esempio, gli equiseti, dai fusti solidi e robusti, concreti ed essenziali, un concentrato di sali minerali (soprattutto silicio) la cui struttura ricorda da vicino quella della colonna vertebrale.
In presenza di problemi articolari con componente infiammatoria, particolarmente utili sono gli integratori a base di zolfo oppure di glucosamina, una sostanza ricavata dal guscio dei crostacei, che sono molecole fondamentali per la sintesi del tessuto connettivo e per la ricostruzione delle cartilagini articolari, in particolare quelle delle ginocchia. La glucosamina svolge una buona azione antinfiammatoria di base, utile per prevenire le crisi di dolore acuto favorite e peggiorate dal freddo: come terapia di terreno, si può assumere una capsula di glucosamina al giorno da novembre a febbraio, si passa a 2 capsule al giorno se il dolore diventa intenso, riducendo gradualmente il dosaggio col miglioramento dei sintomi.
Molti dolori di collo, spalle e schiena nascono dalla tendenza a tenere posture scorrette che bloccano la spina dorsale e col tempo ne indeboliscono ossa e cartilagini.
La cervicale è il segmento più mobile della colonna (a differenza del tratto dorsale, per esempio, è dotata di una maggiore capacità di rotazione) e, quindi, è facilmente soggetta a tensioni e dolori. Gli arti superiori sono frequentemente interessati da dolore soprattutto a livello delle grandi e piccole articolazioni (periartrite della spalla, artrosi/artrite delle dita) e in molti casi si infiammano come conseguenza della cervicalgia.
Per sciogliere le tensioni, muovi la testa come se fosse un pennello. In piedi o seduto, effettua delle rotazioni della testa, lentamente, prima in senso orario e poi in senso antiorario, senza mai forzare il movimento, immaginando di avere un pennello al posto del naso e di disegnare davanti a te dei cerchi colorati di diametro sempre più grande
Il tratto dorsale è il segmento meno mobile della colonna vertebrale. Le vertebre che lo costituiscono si articolano con le coste, venendo a formare la gabbia toracica, chiusa anteriormente dallo sterno. Le vertebre lombari sostengono il peso di tutta la colonna e sono quelle più a rischio di sovraccarico e di dolore.
In caso di dolore acuto, soprattutto se provocato da e favorito dal freddo, si consiglia di massaggiare con vigore sulla zona dolente un cucchiaio di olio di germe di grano con 5 gocce di olio essenziale di canfora: questo unguento balsamico ha un effetto riscaldante e analgesico.
L’esercizio che rimette in piedi: fai la respirazione che allevia il dolore. In piedi con le mani sui fianchi inspira e, mentre espiri, fai rientrare leggermente l’ombelico nella pancia. Inspira e allunga la cassa toracica, cercando di sentire che lo spazio tra una costola e l’altra aumenta. Espirando, sposta la cassa toracica a sinistra, senza muovere le anche. Inspira e torna al centro. Espira e sposta la cassa toracica a destra. Ripeti la sequenza alcune volte.
Per rinforzare le articolazioni, basta correggere un po’ la dieta per ottenere effetti analgesici.
* Riduci il consumo di proteine animali: indebolisce le ossa e infiamma i tessuti.
* Bevi di più: in questo modo favorisci l’eliminazione delle tossine dai tessuti articolari.
* Per rinforzare le ossa, privilegia alimenti vegetali ricchi di sali minerali come calcio, magnesio, zinco e silicio: frutta secca, semi oleosi, grano saraceno, cereali integrali, crusca di frumento e zucca.
Meglio non esagerare anche con spezie, cioccolato e aceto: anche se sono cibi “riscaldanti”, in realtà disperdono velocemente l’energia del corpo procurando solo una momentanea sensazione di vitalità; inoltre, favoriscono la demineralizzazione e l’intorpidimento degli arti.
Oltre a correggere la dieta, nei casi di dolore acuto, al cibo puoi aggiungere le erbe.
Per rinforzare il tessuto osseo e prevenire osteoporosi e artrosi prendi l’equiseto in tintura madre, 30 gocce 3 volte al giorno in poca acqua per 1-3 mesi.
In tutte le medicine della tradizione è riconosciuto al calore un effetto curativo di fondamentale importanza sulle sindromi dolorose (cervicalgie, sciatica, torcicollo, reumatismi, mal di schiena, ecc.) a carico di ossa e muscoli. Non a caso dal Nord Europa giunge fino a noi l’usanza di porre sugli arti doloranti dei sacchetti di tessuto di canapa o di cotone riempiti di granelli di cereali che vengono riscaldati in un forno tradizionale o nel microonde, che hanno la capacità di lenire il dolore. i sacchetti pieni di cereali (grano o altri) da riscaldare hanno il pregio di aderire bene alla parte dolente, senza disperdere il calore. L’applicazione dei sacchetti caldi induce un aumento della circolazione nell’area interessata che riduce il dolore, gli stati tensivi e le contratture, grazie ad un effetto antinfiammatorio immediato e di lunga durata.
Io consiglio di usare sacchetti contenenti sale marino grosso integrale, magari arricchito con qualche goccia di olio essenziale antidolorifico o antistress (perchè i dolori ci innervosiscono, a volte!) - parola di Lux
L’olio di cumino nero (Nigella Sativa), riscaldante e lenitivo, era già noto agli antichi egizi per le sue virtù antidolorifiche. Va massaggiato sulla parte dolente fino a 2-3 volte al giorno, anche prima di applicare i sacchetti di cereali caldi. In caso di dolori che accompagnano l’influenza, l’olio di cumino nero si può assumere come integratore alimentare: una perla al giorno la mattina con mezzo bicchiere d’acqua dai primi sintomi di malessere per almeno una settimana.
www.larottadiulisse.it
Consiglio di visionare i vari post inerenti dolori, doloretti, significato psicosomatico di cervicalgia, sciatalgia, artiglio del diavolo...insomma ce n'è per tutti i gusti - Lux

6 commenti:

  1. Ernia del disco: tra queste patologie è sicuramente la più famosa. Strettamente correlata alla sciatica, colpisce principalmente la zona lombare della schiena.

    Tra i fattori favorenti annoveriamo:

    quelli legati alla costituzione, come l’ obesità.
    quelli legati alla professione: manovali, fattorini, autisti di mezzi pesanti che spesso riferiscono dolore quando staccano il piede dalla frizione…
    quelli determinati da una diminuzione dell’ apporto di sangue a livello del disco (per es. a seguito di processi aterosclerotici dei vasi che lo irrorano), che a sua volta diventa meno ricco di acqua e meno elastico. Questo determina la formazione di spazi a livello dell’anulus fibroso, che riunendosi possono portarsi verso la periferia e determinare la fuoriuscita del nucleo polposo.
    fumo.
    familiarità.
    squilibri posturali.
    Che cosa accade da un punto di vista anatomico?

    Il nucleo polposo del disco intervertebrale ernia posteriormente, ossia protude nel canale vertebrale. Questo accade in seguito alla lacerazione dell’anulus fibroso che non trattiene più il nucleo polposo. L’ernia protude posteriormente perché questo è un punto di minore resistenza, ossia l’anulus fibroso non è rinforzato dal legamento longitudinale posteriore. In questo modo l’ernia può urtare contro le radici di un nervo, perché all’ interno del canale vertebrale si trova il midollo spinale dal quale originano le fibre nervose. Il dolore che si riferisce dipende dal decorso che compie il nervo stimolato dall’ernia. Queste compaiono con maggior frequenza in coincidenza di L3-L4, L4-L5, L5-S1. Dato che a questi livelli originano diverse fibre nervose, ne segue che il dolore si irradierà in modo caratteristico a seconda della presenza dell’ernia.

    Se colpito è il livello L3-L4: avrò lombocruralgia, ossia il dolore va verso l’inguine e scende sulla parte interna del ginocchio.
    Se colpito è il livello L4-L5: avrò lombosciatalgia, la cosiddetta sciatica, con dolore che scende posteriormente verso l’arto inferiore fino all’allluce e al secondo dito del piede.
    Se colpito è il livello L5-S1: avrò sempre lombosciatalgia, con dolore che scende posteriormente lungo la gamba, ma questa volta si estenderà alle ultime tre dita del piede.
    http://www.amoyoga.it/malattie_frequenti_colonna_vertebrale/
    Vi consiglio di leggere tutto l'articolo. ben fatto!

    RispondiElimina
  2. Nel suo insieme la colonna viene suddivisa in più tratti:

    Cervicale: comprende le prime 8 vertebre (da C0 a C7).
    I segmenti ossei di questo tratto hanno il corpo più piccolo rispetto alle altre porzioni, inoltre le prime 2 vertebre hanno struttura anatomica particolare. La prima vertebra, detta ATLANTE, come colui che reggeva il mondo, si articola con il cranio.
    Toracico: è formato da 12 vertebre (da T1 a T12). Le prime 10 si articolano con le coste e queste a loro volta con lo sterno per costituire la gabbia toracica. Le ultime 2 si articolano con le coste false, ossia con le coste che anteriormente non si chiudono con lo sterno.
    Lombare: è costituito da 5 vertebre (da L1 a L5). Queste hanno il corpo più voluminoso rispetto alle vertebre delle altre porzioni.
    Sacrale: è rappresentato dall’osso sacro. Costituito da più vertebre fuse insieme,appare di forma triangolare con apice verso il basso.
    Coccigeo: coincide con un ossicino di forma triangolare con apice verso il basso , che è dato dalla fusione di 4-5 vertebre.
    Lux

    RispondiElimina
  3. La colonna a seconda dei diversi segmenti, presenta determinate capacità di movimento o gradi di libertà che non possono essere superati altrimenti si incorre in un danno.

    C0-C1-C2: servono per i movimenti di rotazione del capo.
    C3-C4-C5-C6-C7: servono per la flessione ed estensione anteriore, laterale e posteriore degli arti superiori. Sono le vertebre più mobili.
    Da T1 a T10: le vertebre sono immobili per l’articolazione con le coste che a loro volta si articolano con lo sterno.
    T11-T12: sono mobili perché si articolano con le coste false o fluttuanti.
    Da L1 a L5: sono mobili.
    Vertebre sacrali e coccigee: sono immobili perché fuse.
    Le vertebre cervicali sono molto più piccole e sottili rispetto alle vertebre lombari, perciò in caso di incidente sono le più colpite. In più trovandosi in una zona di passaggio tra un’area mobile ed una immobile esse saranno il punto di maggiore applicazione dell’energia cinetica sviluppata nell’urto. Di conseguenza il danno a questo livello sarà maggiore. Sappiamo inoltre, che più alta è la lesione a livello del midollo più grave sarà il danno. Un danno cervicale determina un quadro di tetraplegia, un danno lombare di paraplegia.
    Lux

    RispondiElimina
  4. http://www.nonsoloncologia.it/osteoarticolari.html

    per inciso..l'anonimo dei commenti sovrastanti sono io, Lux, ma per un problema non riesco più a postare i commenti utilizzando il mio profilo. quando leggerete Anonimo e Lux sappiate che è questa riflessologa che vi parla!
    Ciaoooooo

    RispondiElimina
  5. misteri del blog..ora posso di nuovo postare con la mia identità...

    RispondiElimina
  6. http://francescobarbato.wordpress.com/2010/02/18/la-ricerca-osteopatica/

    RispondiElimina