Avevo capito che rinunciare a se stessi, non amarsi è come sbagliare a chiudere il primo bottone della camicia. Tutti gli altri poi sono sbagliati di conseguenza. Amarsi è l'unica certezza per riuscire ad amare davvero gli altri.
Fabio Volo dal libro "È una vita che ti aspetto"




sabato 24 luglio 2010

LE PIANTE MEDICINALI più il "DECALOGO PER IL CONSUMATORE"

Si chiamano "piante officinali" tutte le piante che possono essere utilizzate dall’industria, a scopo alimentare, per produrre liquori, oppure coloranti oppure ancora dall’industria farmaceutica. Il termine "piante medicinali" si riferisce invece solo a quelle utilizzabili appunto a scopo curativo o preventivo, sia nelle varie medicine tradizionali, sie come fonte di sostanze farmacologiche o per la sintesi di farmaci a livello industriale. Quindi le piante offrono un ventaglio di impieghi molto ampio.
E' oggi noto, ma non tutti lo sanno, che i costituenti chimici presenti nelle varie parti della pianta, dai tannini ai terpeni, dai polisaccaridi agli alcaloidi, variano continuamente in relazione a:
fattori genetici relativi alla pianta
fattori climatici, latitudine, altezza del terreno
tecniche di coltivazione
periodo di raccolta
metodica di conservazione A queste variabili si aggiungono poi le varie metodiche estrattive alle quali la pianta può essere sottoposta: ebollizione in acqua, percolazione in alcool, distillazione in corrente divapore, ecc.,. Si può pertanto comprendere come i vari prodotti finali reperibili anche sul mercato, possano essere anche completamente diversi l'uno dall'altro, pur partendo dalla stessa pianta.Contrariamente a quanto succedeva nella medicina popolare, nella quale il concetto predominante era "il naturale" tout court, nella moderna fitoterapia quale parte integrante della medicina scientifica, è possibile ed indispensabile sfruttare anche la moderna tecnologia, la quale consente oggi di estrarre dalla pianta il "cuore" dei principi attivi. Questo costituisce il vero fitocomplesso, purificato dalle sostanze dannose, talvolta presenti nella pianta stessa, reso disponibile nel fitoterapico, pronto per poter essere assorbito, metabolizzato ed utilizzato a scopo farmacologico. Un altro concetto tipico della medicina popolare, oggi totalmente smentito, era la bioequivalenza tra le varie forme estrattive: utilizzare quindi l' estratto fluido oppure la tintura di una pianta rappresentava sostanzialmente la stessa cosa. Mentre oggi sappiamo che cambia completamente la composizione, e quindi l’attività.
I VANTAGGI DELLE PIANTE
Utilizzare un fitoterapico invece di una singola molecola pur di estrazione vegetale, può essere vantaggioso perché vi può essere :
sinergia di azione tra i vari costituenti chimici
miglior assorbimento a livello del tubo digerente
ridotta tossicità
pluralità di attività farmacologiche
Tutto questo evidentemente non è, e non può essere, un dogma: in alcuni casi è stato dimostrato ed allora c’è un razionale ad utilizzare queste sostanze rispetto ad altre. Le piante possono essere utilizzate nella prevenzione di numerosi disturbi o malattie, ma anche in alternativa ad alcuni farmaci di sintesi qualora a paritià di efficacia presentino minori effetti collaterali. Frequente è inoltre il ricorso alle piante, così come ad altre terapie non convenzionali, come terapie complementari, e questo vale in particolare per lle patologie più gravi, come ad esempio quelle oncologiche, ma anche nella prevenzione degli effetti collaterali dei farmaci stessi. Nei casi di minor gravità, i rimedi vegetali possono anche essere sufficienti alla terapia. Alcuni esempi:• Medicina preventiva. Per esempio l’Aglio assume un ruolo importante nella prevenzione primaria dell’aterosclerosi, e, insieme alla Cipolla, nella prevenzione primaria del cancro dello stomaco. Un altro esempio ci viene fornito dall’importante disponibilità in natura di antiossidanti (flavonoidi, carotenoidi, antociani, acido ascorbico, vitamina E, oligomeri procianidolici, o procianidine, o leucoantocianidine) e resveratrolo estratti da Vitis vinifera, polifenoli estratti dal tè verde (Green Tea - Camellia sinensis) utili nella prevenzione di numerose malattie quali processi infiammatori cronici, aterosclerosi, neoplasie. Tipici sono poi i casi in cui le piante medicinali vengono utilizzate per intervenire sul cosiddetto " terreno" o "diatesi", termini cari alla medicina popolare, ma che in realtà non trovano adeguati corrispettivi nella medicina scientifica, anche se lasciano intendere comunque il riferimento alla caratteristiche costituzionali del soggetto. Forse il caso più esemplificativo è rappresentato dai bambini che vanno incontro facilmente a malattie infettive ricorrenti delle alte vie respiratorie, come le tonsilliti recidivanti, oppure ad adulti con manifestazioni da recidivanti di afte del cavo orale, herpes simplex, prostatiti croniche, acne giovanile, ecc. In tutti questi casi la fitoterapia offre piante medicinali ad attività immunoistimolante che consentono di migliorare la risposta dell’organismo nei confronti dei vari agenti microbici, come ad esempio l’ Uncaria tomentosa, l’ Astragalus membranaceus o l’ Echinacea spp. L’antibiotico-terapia è certamente d’obbligo nelle forme infettive batteriche di una certa gravità, che il medico sicuramente sa riconoscere (mastoidite, ascesso peritonsillare, broncopolmonite, pielonefrite acuta ecc.), e la fitoterapia consente senz’altro di circoscriverla ai casi di effettiva necessità evitando tutta quella serie di reazioni a cascata quali la selezione di germi resistenti o disturbi gastroenterici dovuti ad antibiotici talvolta inutili. Lo stesso antibiotico può dunque diventare una "terapia complementare". Terapia complementare. La fitoterapia a complemento di altre forme di terapia medica, fisica, termale, chirurgica ecc. Gli esempi possono essere numerosi:
estratti di Ippocastano nella insufficienza venosa da varici degli arti inferiori, prima e dopo intervento di safenectomia
oli essenziali balsamici nelle bronchiti croniche insieme alla terapia specifica;
estratti di Camomilla e Liquirizia nella prevenzione dei danni da FANS e nella malattia peptica;
Aloe vera gel nella prevenzione delle mucositi da chemioterapia antineoplastica.
Recentemente è stato dimostrato che la epigallocatechina gallato del Tè verde (EGCG) inibisce sperimentalmente la angiogenesi tipica delle neoplasie maligne, mentre il limonene ed altri monoterpeni sono stati utilizzati nella terapia di alcune forme tumorali (pancreas, colon). • Terapia medica specifica. Cone alcune piante medicinali possiamo effettuare una terapia sintomatica, oppure eziologica, cioè che agisce direttamente sulla causa, oppure ancora che intervenga durante la patogenesi, cioè sullo sviluppo della malattia stessa:
Sintomatica: esistono per esempio molte sostanze in natura utilizzabili come antinfiammatori nelle malattie di minore gravità, come antispastici nel colon irritabile, lassativi nella stipsi, ecc.
Eziologica: anche nelle malattie infettive acute la fitoterapia può rappresentare un importante presidio terapeutico per esempio con disinfettanti urinari oppure con oli essenziali ad attività antibatterica.
Patogenesi: un esempio ci è fornito dagli acidi boswellici (Boswellia serrata) , che inibendo la sintesi dei leucotrieni consentono di intervenire sul decorso di alcune flogosi croniche quali quelle tipiche dell’asma bronchiale, delle flogosi allergiche o comunque a patogenesi immunologica, come nell’artrite reumatoide. Un altro esempio ci è fornito dalla cura di alcune sindromi depressive con estratti di Iperico (Hypericum perforatum) o alle turbe della menopausa con estratto di Soia (Glycine max) o di Cimicifuga (Cimicifuga racemosa).Spesso si sente ancora oggi affermare il contrario, che le erbe cioè vanno considerate un placebo un integratore alimentare o tutt’al più un complemento alla terapia del medico, rappresentata dai farmaci e in particolare dagli antibiotici nel caso delle malattie infettive. La fitoterapia in realtà può modificare le funzioni stesse dell’organismo e anche la sua risposta agli agenti responsabili delle malattie, siano essi germi, irritanti o allergeni. Al pari dei farmaci di sintesi la fitoterapia può quindi affiancare qualsiasi altro mezzo terapeutico idoneo, nell’interesse della salute del paziente.
MODALITA’ D’USO Nella medicina popolare molto spazio viene dedicato alla possibilità di usare tisane (infusi o decotti) o la pianta come tale, fresca o secca. Ma oggi sappiamo che solo in rari casi queste preparazioni hanno un senso. Spesso infatti non sono ben conservate, e presentano un’ampia variabilità dei costituenti, che le rendono inutilizzabili ai fini terapeutici. La pianta medicinale è invece razionalmente utilizzata come materia prima per tutta una serie di preparazioni estrattive, che in modo molto concreto e razionale possono essere impiegate per la preparazione di prodotti erboristici, di integratori, di farmaci veri e propri o di galenici. Ed ogni processo estrattivo, in relazione al tipo di solvente, al calore, e ad altri processi meccanici e/o fisici ai quali viene sottoposta la materia prima, riesce a rendere disponbili parti diverse delle sostanze presenti nella pianta (fibre, polifenoli, oli essenziali, ecc.).
Polveri : Le polveri, pur ottenute con a vari processi di frantumazione, offrono tuttavia la pianta essiccata come tale, non sottoposta ad alcun processo estrattivo e come tale le sostanze attive sono scarsamente biodisponibili. Sono reperibili in capsule, compresse o tavolette
Tinture da pianta secca (tinture F.U.) o fresca (tinutre madri Ph.Fr.) : Non sono sottoposte a nessun processo di concentrazione né di eliminazione del solvente. Sono titolate solo in alcool e non in principi attivi.
Estratti: L'estratto fluido e l'estratto molle rappresentano le forme estrattive tipiche della fitoterapia tradizionale. Sono estratti abbastanza grossolani, alcuni dei quali presenti tuttavia in Farmacopea. Hanno il pregio di essere concentrati e con piccolissime quantità di solvente. Estratti titolati, standardizzati e purificati: Gli estratti con queste caratteristiche costituiscono il top della moderna fitoterapia, in quanto offrono soltanto la parte attiva della pianta, il cosiddetto fitocomplesso, responsabile delle attività farmacologiche. Nella maggior parte dei casi si tratta di estratti secchi, ottenuti cioè per evaporazione totale del solvente, e purificati dalle sostanze ritenuti inutili o addirittura responsabili di effetti ciollaterali. Ad esempio per la produzione dell'estratto di Ginkgo biloba, è necessario sottoporre le foglie della pianta a numerosi processi estrattivi che consentono anche la separazione dall'estratto degli acidi ginkolici, componenti responsabilidi attività allergizzante e di altri effetti collaterali non desiderati. In altri casi ancora la separazione riguarderà solo alcune frazioni dei costituenti chimici, ad esempio:
i triterpeni della Centella
i polifenoli del Tè verde
l' olio essenziale della Melaleuca
i polisaccaridi del Konjac
la silimarina del Cardo
Oli essenziali : Per ottenere la frazione dell'olio essenziale (essenza) generalmente è opportuno sottoporre la pianta ad un processo di distillazione in corrente di vapore. Gli oli essenziali come tali sono utilizzabili in dosi piccolissime per le loro attività antiinfiammatorie, antispastiche, digestivo o antimicrobiche; devono comunque essere sempre prescritti dal medico o naturopata perché hanno un basso indice terapeutico (rapporto tra dose terapeutica e dose tossica). Requisiti qualitativi
Tutti gli preparati a base di erbe medicinali per essere correttamente utilizzabili a fini preventivi e curativi devono rispondere a tre requisiti: qualità, sicurezza, efficacia. La qualità è assicurata con il rispetto dei parametri previsti dalla varie Farmacopee: assenza di pesticidi, metalli pesanti, aflatossine, radioattività e carica microbica. La sicurezza invece è garantita dal non uso di piante tossiche, o potenzialmente tali, oppure dalla eliminazione di sostanze potenzialmente tossiche presenti nella pianta attraverso procedimenti di tecnologia estrattiva: in questi casi si dovranno utilizzare soltanto estratti "purificati" Infine l’efficacia dovrà essere dimostrata con le metodologie proprie della medicina scientifica, la cosiddetta medicina delle evidenze. Oggi sappiamo che non è più sufficiente affermare e declamare gli usi tradizionali di una pianta, perché la verifica scientifica talvolta ha confermato effetti completamente differenti da quelli ritenuti veri in passato. Ovviamente una premessa indispensabile per questo terzo requisito è costituita dalla presenza, dalla stabilità e dalla biodisponibilità dei principi attivi nel prodotto utilizzato. Sì, perché ad esempio esistono prodotti a base di Aglio che, per metodiche improprie, sono vuoti di princii attivi, oppure alcunie sostanze pur presenti, possono degradarsi nell’arco anche di poche settimane, come ad esempio l' iperforina dell'Iperico, oppure ancora le sostanze ci sono, sono stabili, ma non si liberano una volta introdotte nello stomaco, come l'acido idrossicitrico della Garcinia, che può rimanere intrappolato dalle sostanze usate per stabilizzarlo. Consigli pratici Il lettore che desideri curarsi con erbe piuttosto che con farmaci, è pregato di non farlo ! Se non altro di non farlo autonomamente. E’ utile invece che ne parli invece con il proprio medico, il quale, informato, potrà dare una risposta pertinente, ed eventualmente decidere per un intervento terapeutico "naturale ", oppure "integrato" oppure invece ritenerlo inopportuno, inutile, se non addirittura pericoloso, per il paziente. Se invece il proprio medico non è informato, potrà scegliere di documentarsi (su libri o riviste oggi a disposizione nelle migliori biblioteche ed anche on line), oppure ancora potrà scegliere di inviare il paziente per una consulenza ad un collega più esperto sull'argomento. Sconsigliata è l'autocura, se non per brevi periodi, con sostanze notoriamente non pericolose e per disturbi lievi e della durata massima di qualche giorno. Il medico infatti conosce la storia del soggetto, le sue abitudini alimentari, la sua vita professionale, ma soprattutto le malattie pregresse, i farmaci che il paziente sta assumendo o le altre terapia in atto. Conosce la fisiopatologia, cioè gli intimi meccanismi che portano alle manifestazioni cliniche delle malattie, e possiede anche gli strumenti culturali, fisici e tecnologici per diagnosticarle, oltre alle conoscenze per scegliere la terapia più adeguata. Potrà quindi razionalmente prescrivere la pianta più indicata, nella forma estrattiva migliore per ottenere l' effetto biologico atteso, alle dosi idonee anche in relazione alle terapie pregresse o in atto. Teoricamente le piante, così come i farmaci di sintesi, possono essere utilizzate a fini preventivi o curativi, in associazione a qualunque altra forma (medica, chirurgica, fisica, ecc). Ma occorre sempre che vi sia una conoscenza perfetta della fisiologia e della patologia, così come delle possibili interferenze.
DECALOGO PER IL CONSUMATORE
Non raccogliere a scopo alimentare o medicamentoso piante spontaneee in luoghi prossimi a vie di comunicazione, scarichi o allevamenti di animali.
Acquista le droghe vegetali in erboristeria per i prodotti erboristici, ed in farmacia per i prodotti farmaceutici.
Conservale per un periodo comunque non superiore a 6 mesi
A scopo terapeutico utilizza, estratti qualitativamente controllati, sicuri, titolati e standardizzati in principi attivi.
Conserva le erbe ed i prodotti in un luogo fresco ed asciutto, al riparo da fonti di calore, al riparo dalla luce.
Tienili fuori dalla portata dei bambini
Per consigli di ordine curativo rivolgiti sempre al tuo medico di medicina generale o ad un medico esperto di fitoterapia
Ricorda che l’automedicazione può essere attuata solo in casi di banale entità e per pochi giorni, per eventuali altri necessità rivolgiti sempre ad un medico.
Non usare erbe o derivati in gravidanza né durante l’allattamento
Per l’insorgenza di eventuali reazioni avverse, anche solo sospette, rivolgiti al tuo medico di medicina generale, il quale può segnalarle nelle moda previste

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