Avevo capito che rinunciare a se stessi, non amarsi è come sbagliare a chiudere il primo bottone della camicia. Tutti gli altri poi sono sbagliati di conseguenza. Amarsi è l'unica certezza per riuscire ad amare davvero gli altri.
Fabio Volo dal libro "È una vita che ti aspetto"




sabato 6 febbraio 2010

Il mondo ci attraversa

Siamo sicuri che basti scegliere alimenti sani per essere in salute? Forse è giunto il momento di interrogarci di più sul nostro rapporto col mondo e gli alimenti; potremmo scoprire che tra mangiare e pensare c'è più affinita di quanto non si creda...
Massaggiare le zone relative ai diversi organi della digestione serve a ripristinarne l’equilibrio e quindi un buon funzionamento, ridistribuendo l’energia bloccata in certi distretti e carente in altri. Per trarre però il massimo vantaggio da qualunque approccio terapeutico, conviene investire un po’ di tempo ed onestà introspettiva ponendosi la domanda: “Cosa significa questo per me?”La decodifica del sintomo può trasformare un disagio nell’occasione di operare un benefico cambiamento direzionale dei propri investimenti energetici, convertendo uno stentato “conto in rosso” in una inopinata fonte di ricchezza. Quindi, da persone di buona volontà quali cerchiamo di essere, trasponiamo delle valenze fisiche in significati di matrice più sottile: quali processi simbolici si configurano nella sequenza materiale del 1)mangio- 2)scompongo- 3)assimilo- 4)ricompongo- 5)scarto?Innanzi tutto, notiamo che, di qualunque cosa io mi cibi, introduco in me dell’energia “aliena”, assemblata in quel modo con mezzi e per scopi non miei, con l’intenzione di trasformarla in me medesimo e tradurla nei miei propri intenti. Subito si presenta un nodo cruciale: ciò che scelgo per far parte di me mi è congeniale?Ormai conoscete la mia pignoleria e non vi meravigliate se vi invito a riflettere sull’etimologia della parola: con-geniale, nato insieme a me, figlio degli stessi genitori. Se nel profondo del mio essere temo gli OGM ma nella superficialità del mio essere non mi preoccupo di verificare la composizione di un cibo, mi creo un conflitto digestivo. Se nel profondo del mio essere disprezzo lo sfruttamento di taluni paesi legato all’imposizione delle monocolture, ma poi ne compro i prodotti, idem. Lo stesso accade quando il cuore sanguina per la terra avvelenata dagli antiparassitari ma la mano non sceglie un frutto se ha la superficie imperfetta. E purtroppo, ciò vale anche a rovescio, quando tutti i miei tessuti agognano una noce di burro grasso e vivo ma la testa guida l’acquisto di mezzo litro di latte extra-scremato e così inattivato che può durare in frigo come la mummia di Ramsete senza alterarsi (e più o meno con la stessa appetitosa cera). Perché il metabolismo si impegni al meglio della propria efficienza, è indispensabile allineare (e perciò prenderne consapevolezza) tutti i piani dell’essere. Altro punto fondamentale sono le associazioni, e non intendo gli sposalizi fra carboidrati e proteine, ma le concomitanze che si realizzano ai pasti. Esempio: immaginiamo di consumare un pasto di buona qualità e in linea con i nostri intendimenti, ma in compagnia di qualcuno che sta litigando, o con gente con cui non sentiamo alcuna affinità, o ascoltando notizie repellenti alla TV. Una parte del cervello biologico bloccherà l’entrata di siffatte energie ritenendole giustamente tossiche, ma è inevitabile che ciò si esprima anche sul piano del nutrimento fisico che stiamo introducendo. Conclusione: per ben as-similare, cioè desiderare di render simile a me, qualunque cosa, devo sentirla af-fine a me, cioè vicina ai miei confini. Credo che le tanto diffuse intolleranze alimentari nascano da un meccanismo energetico di tal genere, per cui, oltre ad eliminare temporaneamente qualche cibo, è forse utile chiedersi che cosa ci renda “in-tolleranti”, cosa non possiamo né vogliamo più portarci addosso.E non è finita: avviciniamoci con il medesimo atteggiamento indagatore agli ultimi due punti dello schemino iniziale. 4) Ricompongo: che cosa? Come uso l’energia di quello zucchero, che se lo brucio con un fiammifero è perfino visibile, dove metto i mattoni proteici che ho smontato dal petto di pollo? Il cervello biologico lavora per la mia perfetta riuscita di essere umano completo e di certo si offenderà se la disponibilità delle risorse verrà deviata verso mete inadeguate. Alcuni dolorosi esempi: perché impiegare proteine di ottima qualità a formar muscoli, se sono poi costretti ad agire un lavoro che non mi soddisfa? Quali robusti componenti inviare allo scheletro se non sono sostenuto dalla stima in me stesso?Con occhio pietoso ma autorevole andiamo a cercare se e dove è presente uno spreco di preziosi materiali, o un loro misero uso, e agiamo per nobilitarne la direzione, ricordando che qualcosa di vivo (dalla carota al bue) me li ha ceduti per diventare “me”.Dulcis in fundo, ma a volte non tanto: 5) scarto. Tenendo presente che la parola chiave del meridiano del colon è “eliminazione della stagnazione”, esaminiamo il nostro rapporto con tale tematica. Eliminiamo davvero ciò che non serve più, affinché non diventi per noi come un residuo disseccato e tossico? Solo lasciando andare le modalità vecchie ed i vecchi pensieri, che magari un tempo sono risultati utili alla sopravvivenza ma ora sono stati spremuti e non hanno più nulla da offrirci, facciamo spazio per il nuovo. E ancora: ho il coraggio di guardare negli angoli della mia vita e tenerli puliti, o mi capita di chiudere in un cassetto le cose difficili da affrontare e lasciarle lì, sperando si risolvano da sole? Forse i diverticoli del colon esprimono un meccanismo che non è poi così dissimile, piccoli sacchetti dove qualcosa che dovrebbe procedere nella sua elaborazione corre il rischio di venir accantonato (di-vertere: far cambiar direzione)...Un intero mondo di sensazioni, comportamenti e sentimenti ruota attorno e si esprime attraverso il nostro apparato digerente, certo poche righe non hanno la pretesa di esaurire l’argomento. Spero però di avervi fornito qualche spunto per i vostri spuntini (oltre che guardare cosa nascondono, mi piace anche giocare a palla con le parole) e acceso un sano appetito di volerne sapere sempre di più su voi stessi.
Alessandra Atti
www.buonpernoi.it

Nessun commento:

Posta un commento