Avevo capito che rinunciare a se stessi, non amarsi è come sbagliare a chiudere il primo bottone della camicia. Tutti gli altri poi sono sbagliati di conseguenza. Amarsi è l'unica certezza per riuscire ad amare davvero gli altri.
Fabio Volo dal libro "È una vita che ti aspetto"




mercoledì 16 dicembre 2009

CERVICALGIA - Nella visione psicosomatica

CERVICALE: Segmento della colonna, composto dalle prime sette vertebre (numerate da C1 a C7) a partire dall'alto. La prima - chiamata anche Atlante (come il Titano che reggeva sulle spalle tutto il pianeta) - e la seconda sostengono il capo sia da fermo che in movimento. Nel linguaggio comune si intende con questo termine la zona posteriore del collo. "Soffrire di cervicale" e equivale al termine scientifico "cervicalgia".
CERVICALGIA: Dolore localizzato nella parte posteriore del collo e della nuca, accompagnato da difficoltà di movimento, rigidità muscolare e disturbi della sensibilità di braccia e/o mani (per esempio formicolii). Spesso il dolore si irradia al capo, producendo cefalea frontale o posteriore, a volte nausea e difficoltà digestive. Può essere causata da stress psichici e /o artrosi, colpi di frusta e cattive posture.
CHE COSA VUOL DIRE: Troppa razionalità associata a un rigido senso del dovere (vissuto come impegno mentale).
Ecco le due tematiche principali di chi soffre di "cervicale", persona di solito socialmente inserita ed affidabile sul lavoro e nelle amicizie, ma che per mantenere questi aspetti paga un duro prezzo nella vita personale. Non a caso la prima vertebra, che sostiene la testa, prende il nome di Atlante, il Titano mitologico condannato a sostenere su di sè l'intero peso del mondo. In effetti, la cervicalgia si presenta in chi, spesso inconsapevolmente, tenta un controllo mentale esasperato sui vari aspetti della realtà: le proprie emozioni e istinti, di cui sente la vitalità ma che, in fondo, non conosce e che quindi teme; il proprio corpo, che osserva dall'alto della mente e che trascura, ritenendolo secondario; le relazioni, che impronta su un piano di rassicurante razionalità, anche se ben mascherata da una empatia di facciata, la spiritualità, che impregna di significati logici e filosofici. Al controllo si affianca un senso di responsabilità e spesso un'inopportuna tendenza all'altruismo. Ci si occupa degli altri per non occuparsi di sè, per difendere narcisisticamente la propria immagine idealizzata di "persona sensata e intelligente", oppure per gestire le azioni altrui, così da non perdere il controllo della situazione. L'atteggiamento iper-razionale (detto "mentalizzazione") esprime e risolve aspetti di vario tipo, che si mettono a tacere nel tentativo di non "perdere la testa". Ciò è perlopiù inconscio; sviluppato come "modo di essere al mondo" fin dall'infanzia e soprattutto dalla pubertà, fa sì che la persona non riesca mai davvero a rilassarsi, a "mollare la presa mentale", anche quando lo desidera fortemente. Tutto quanto avviene è imbrigliato da una qualche forma di ragionamento, la testa è sempre un po' presente ad inquinare le sensazioni pure. Ecco perchè la cervicalgia insorge con forza non solo quando c'è un sovraccarico di attività mentale ( i muscoli per sostenerla si tendono), ma anche quando la vita porta emozioni troppo forti per il filtro mentale. Il dolore è espressione, da un lato, della grande fatica a mantenere questo precario equilibrio, dall'altro, della necessità di un cambiamento nella propria "postura esistenziale". A volte la cervicalgia è con evidenza dovuta a cattive posizioni mantenute a lungo, per esempio stando per ore tutti i giorni davanti al computer. Anche in questi casi, sebbene la causa sia posturale, l'atteggiamento di vita riflette una predilezione per le attività mentali e scarso o nullo uso del corpo. Quando è dovuta ad artrosi, la rigidità di tale approccio alle cose si sta prolungando da così tanto tempo da aver intaccato la struttura ossea.
Chi è più a rischio:
-Studenti universitari completamente dediti allo studio, con ridotta o assente attività ludico-sportiva, sentimentale e sessuale.
-Persone emotive per natura, ma molto controllate, che faticano ad esprimere le proprie emozioni, a commuoversi e piangere. Spesso la cervicalgia insorge prima o dopo un forte coinvolgimento: per esempio, prima di un incontro romantico o dopo aver fatto l'amore.
-Persone che, in genere, temono i cambiamenti.
-Persone che soffrono di insonnia e di disturbi d'ansia, in particolare panico, claustrofobia e ipocondria.
-Persone che fanno fatica a dire di no, che si sobbarcano il lavoro degli altri, che si caricano di troppi impegni e responsabilità di tipo mentale.
-Persone che inseguono, con estremo rigore interiore, alti ideali di perfezione morale, umana o professionale, e che vedono la felicità, sempre proiettata nel futuro, legata al raggiungimento di un risultato. non appena lo raggiungono, devono porsi subito nuovi obiettivi, e così via, senza tregua.
Suggerimenti: Senza la riduzione del carico di impegni o un atteggiamento più consono alla propria natura, nessun intervento sarà realmente efficace.
-Come prima cosa, allentare la morsa del senso del dovere e di responsabilità, lasciando cadere gli impegni che non sono davvero necessari. Nel frattempo, concentratevi sull'acquisire la capacità (che vi costa in genere fatica) di dire no. Ora potete occuparvi del corpo, con almeno una seduta alla settimana di fiosiokinesiterapia orientata alla rieducazione posturale (ottima la riflessologia abbinata alle post tecniche idonee per la cervicalgia - la mia specialità si chiama, appunto Riflessologia Plantare Integrata).
-Per riacquisire la capacità di uscire dai soliti schemi mentali e abitudinari, rendetevi disponibili a cambiare l'ordine con cui di solito fate le cose, a lasciar spazio agli imprevisti, senza programmare nel dettaglio la giornata.
-Sono indicati i rimedi fitoterapici, per esempio il pino montano: 30-50 gocce di macerato glicerico, 2 volte al dì, per cicli di 2 mesi, ripetibili.
-E' utile anche un'integrazione di vitamine del gruppo B, acido folico e vitamina E, spesso presenti in uno stesso prodotto. Dà sollievo ai nervi compressi, riducendo così formicolii e dolore.
Tratto da "Dizionario di Psicosomatica - Istituto Riza di Medicina Psicosomatica - Raffaele Morelli, Pietro Fornari, Vittorio Caprioglio, Daniela Marafante, Piero Parietti


Immagine: www.vertebral.it

3 commenti:

  1. Con la riflessologia si ottengono ottimi risultati in poche sedute.

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  2. Si può preparare una creama utilizzando i fiori di Bach sbloccanti: Water Violet, Rock Water e il fiore californiano Arnica

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  3. La cervicale (o artrosi cervicale) è indice di un rapporto rigido tra collo e testa e rivela che emozioni e razionalità non dialogano

    Il valore simbolico del tratto cervicale sta nel suo essere un vero e proprio "crocevia" tra il capo e il resto del corpo. All'interno del collo, in pochissimo spazio, collaborano vertebre, muscoli, articolazioni e nervi. Il loro compito è di veicolare tutte le sollecitazioni e le informazioni che il corpo e la testa si scambiano a vicenda. Così, spesso, i disturbi che riguardano quest'area (in primo luogo la cervicale) sono legati a un equilibrio che viene a mancare.

    Una contrattura fastidiosa, la sensazione che il collo sia legato e pesante... Ecco le prime avvisaglie di uno dei disagi più comuni: la cervicale. Giorno dopo giorno facciamo l'abitudine a queste sensazioni sgradevoli fino a quando un dolore acuto, bruciante e l'irrigidimento muscolare ci bloccano costringendoci a fare i conti con un problema che va oltre la cattiva postura occasionale. E mette in gioco un assetto ben più importante: quello della nostra mente e della nostra vita, che potrebbe aver preso una "cattiva piega".

    Il collo: crocevia e punto di passaggio

    Il collo è un punto del corpo che condensa diversi significati simbolici: è un importante crocevia e punto di passaggio. Attraverso il collo e le colonna vertebrale ciò che nasce nel cervello si prepara a tradursi in azione, movimento. Questo implica la capacità di orientarci nello spazio nelle direzioni di base. Il collo ci conduce anche verso il mondo dell'alto e del basso, verso la dimensione aerea, del pensiero, della razionalità ma anche verso il basso e la dimensione terrena-corporea delle emozioni.

    Se il collo è rigido e dritto son dolori... alla cervicale!

    Dolore e capogiri accompagnano spesso una delle deformazioni che possono colpire il tratto cervicale: l'irrigidimento delle vertebre. Gradualmente le curva fisiologica del tratto cervicale scompare lasciando il collo "diritto" ossia rigido e senza elasticità. Ma che senso ha una simile malformazione? Il collo perde la sua flessibilità ma anche la sua funzione di raccordo. Tra testa e collo si struttura un rapporto rigido, quasi fossero divenuti distanti uno dall'altra, due cose separate: così corpo e testa non dialogano più, lasciando la parte emotiva sacrificata rispetto a quella del pensiero.

    Se la testa è pesante apre le porte alla cervicale

    Nella fase acuta, il disturbo alla cervicale spesso costringe a uno stato di dolorosa immobilità. I movimenti più semplici diventano dolorosi e impossibili, così ci ritroviamo nell'incapacità di guardarci attorno, con lo sguardo fisso di fronte a noi. Da un punto di vista simbolico la cervicale mostra un individuo uni-direzionato, come se avesse un paraocchi, incapace di flessibilità, di cogliere ciò che accade intorno e di vivere a pieno ogni stimolo.

    Saperne di più: e tu che "tipo" di collo sei?

    Sono diverse le tipologie di deformazione che il tratto cervicale può subire, ciascuna di esse ha un preciso significato simbolico.

    - Collo paradosso: la colonna inverte la sua concavità e si irrigidisce: qualcosa funziona alla rovescia in questi individui, che spesso si ritrovano a dover fare l'esatto opposto di quel che vorrebbero fare. Questo tipo di collo rivela una eccessiva elasticità, quella richiesta per diventare ciò che non siamo.

    - Senza collo: le vertebre riducono lo spazio che le separa, la colonna si accorcia. La solidità è la parola chiave di questa deformazione e dei soggetti che la sviluppano. Il peso da portare sulle spalle è notevole e richiede concretezza e resistenza.

    - Collo in avanti: le vertebre tendono a scivolare sul petto, la testa è in avanti rispetto al corpo. Orientati al futuro in una corsa frenetica, questi soggetti sembrano dire "avanti tutta" senza riuscire a fermarsi o a cambiare direzione quando serve.

    www.riza.it

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